Una mostra tra amicizia, paesaggio e memoria visiva

Paul Strand (New York 1890 – Orgeval 1976)
The River Po. Luzzara, Italy, 1953, dal Portfolio Four

di Patrizio Nissirio

Nel 2025 ricorrono i 70 anni dalla pubblicazione di Un paese (Einaudi, 1955), uno dei primi e più influenti libri fotografici italiani. Nato dalla collaborazione tra Paul Strand, maestro della fotografia americana, e Cesare Zavattini, padre del Neorealismo, il volume è oggi considerato un punto di svolta nella fotografia documentaria italiana. Per celebrare l’evento, l’Istituto Centrale per la Grafica inaugura la mostra “Strand – Zavattini. La fotografia è un ponte”, a cura di Francesco Faeta, Maura Picciau e Silvia Trisciuzzi. L’esposizione mette in luce un corpus di fotografie e documenti entrati recentemente nelle collezioni dell’Istituto grazie al progetto Strategia fotografia 2023 del Ministero della Cultura.

“Questa mostra non è solo una ricorrenza: è un modo per capire cosa ha significato quell’incontro artistico e umano tra Zavattini e Strand. La loro visione sociale, antropologica e poetica ha influenzato intere generazioni di fotografi italiani”, spiega la direttrice Maura Picciau.


Paul Strand (New York 1890 – Orgeval 1976) Luzzara (giorno di mercato), 1953

La forza di un’amicizia

L’incontro tra Zavattini e Strand avviene alla fine degli anni Quaranta, in un’Europa ferita dalla guerra ma in fermento intellettuale. Zavattini, già noto come sceneggiatore e scrittore, invita il fotografo americano a raccontare visivamente il suo paese natale, Luzzara, piccolo borgo rurale in Emilia. È il 1953, e i due – Strand era in Europa dove si era trasferito in seguito alle pressioni del maccartismo, lui che era di idee socialiste – danno vita a un esperimento pionieristico di sociologia visiva.

“Il figlio di Zavattini, Arturo, allora giovanissimo, fu testimone diretto. Ha raccontato in alcuni scatti e in un filmato il tempo trascorso con Strand, tra le vie di Luzzara. Erano lì per cercare una storia vera, una storia neorealista”, aggiunge Picciau.

Paul Strand (New York 1890 – Orgeval 1976)
The Family. Luzzara, Italy, 1953, dal Portfolio Four

Le fotografie di Paul Strand, fortemente influenzate dalla straight photography americana, si intrecciano così con lo sguardo umanista e narrativo di Zavattini. Nasce Un paese, pubblicato da Einaudi con la supervisione – si ipotizza – di Cesare Pavese come editor.


Il testamento artistico: Portfolio Four

Fulcro dell’esposizione è il rarissimo Portfolio Four, una raccolta di dieci fotografie in bianco e nero scattate tra il 1950 e il 1973 in diverse parti del mondo: Sicilia, Pirenei, Egitto, Isole Ebridi, Francia. Stampato postumo, rappresenta una sintesi finale del pensiero visivo di Strand.

“Lo considerava un portfolio ‘testamentario’. Lo curò personalmente fino agli ultimi giorni della sua vita. Ogni stampa è una scelta precisa, meditata”, sottolinea la direttrice.

Queste immagini, accompagnate da testi di Hazel Kingsbury Strand (sua terza moglie e fotografa) e da una prefazione inedita di Cesare Zavattini, testimoniano la straordinaria cura compositiva e poetica del fotografo.


Luzzara: un paese, molti sguardi

Una sezione speciale della mostra è dedicata al reportage del 1953 a Luzzara, con:

  • 10 stampe originali donate da Strand a Zavattini, alcune delle quali inedite.
  • 13 scatti di Arturo Zavattini, che ritraggono il padre e il fotografo al lavoro.
  • 5 fotografie di Hazel Kingsbury Strand, oggi custodite dalla Fondazione Un Paese.

“Strand non cercava solo il bello estetico. Cercava comunità coese, storie vere. In Italia trova il luogo ideale proprio a Luzzara, il paese di Zavattini. Così nasce un reportage. Diciamo che diventa il primo libro totalmente fotografico della storia della fotografia italiana”, racconta ancora Picciau.

Completano il percorso 10 fotografie straordinariamente potenti di Arturo Zavattini realizzate a Tricarico (Basilicata) nel 1952, durante la spedizione etnografica con Ernesto de Martino, oggi considerate documenti fondamentali dell’antropologia visiva italiana.

Paul Strand (New York 1890 – Orgeval 1976)
Tir a’Mhurain. South Uist, Hebrides, 1954, dal Portfolio Four

Un museo visionario

La mostra segna anche i 50 anni dell’Istituto Centrale per la Grafica, fondato con una missione d’avanguardia: tutelare la fotografia d’autore come linguaggio artistico autonomo.

“Carlo Bertelli, primo direttore, nel 1976 organizzò la prima monografica italiana dedicata a Paul Strand. Era un’idea rivoluzionaria: trattare la fotografia come si fa con l’arte. Con questo spirito restauriamo e conserviamo ancora oggi”, spiega Picciau.

Il lavoro di restauro – curato internamente – è quasi molecolare: ogni stampa è analizzata nel segno, nella composizione, nei sali d’argento.


Un ponte tra passato e futuro

“Strand – Zavattini. La fotografia è un ponte” è più di una mostra: è un viaggio nell’anima di un’Italia che cambia, vista attraverso gli occhi di un fotografo venuto da New York e di uno scrittore che credeva nel potere del racconto popolare.

“Non è una collezione numerosa, la nostra”, conclude Picciau, “ma è una collezione eccezionale. Qui la fotografia non è un oggetto decorativo. È memoria viva, è storia, è arte.”

Arturo Zavattini (Luzzara (RE) 1930)
Ritratto di Paul Strand, Luzzara, 1953

Istituto Centrale per la Grafica, Palazzo Poli – Roma
Quando: 5 giugno – 20 luglio / 9 – 28 settembre 2025
Orari: dal martedì alla domenica, ore 10–18
Ingresso gratuito

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *