Da Maratea al Pollino, luoghi e gusti da riscoprire

Il Cristo Redentore di Innocenti

di Patrizio Nissirio

Un percorso sospeso tra meraviglie naturali, arte nascosta e tradizioni gastronomiche: tre giorni per scoprire l’anima autentica della Basilicata rurale, al di là del mare e dello splendore ormai noto a livello globale di Matera. Guidati dal progetto chiamato appunto Basilicata Rurale, che cerca di ‘fare rete’ tra tutte le istituzioni e attrattive locali, si parte da Maratea, località con forte vocazione turistica – 4.500 abitanti che d’estate superano i 25.000 – in bilico tra mare e monti, sovrastata dal colossale Cristo Redentore dello scultore Bruno Innocenti, che dal 1965 abbraccia la campagna e i rilievi che si affacciano sul golfo di Policastro, dando le spalle al blu del mare. Davanti, la Basilica di San Biagio, che contiene le reliquie del santo, per la tradizione cattolica il protettore della gola. Da lassù la vista è impressionante, si vede anche l’isoletta di Santo Janni, dove i romani producevano il Garum, la colatura d’alici che ancora oggi si trova nei ristoranti più tradizionali della Capitale. Un breve percorso in auto e si può vivere un’esperienza tra le più suggestive che la costa tirrenica lucana possa offrire: lo Sky Walk di Cersuta. Una passerella in vetro sospesa sul blu del Golfo di Policastro: sotto i piedi, la scogliera a picco; davanti agli occhi, un orizzonte infinito.

La vista dallo Sky Walk di Cersuta

Ma è la stessa Maratea – inserita tra i Borghi più belli d’Italia – a offrire moltissimo al visitatore. Il tardo pomeriggio offre una camminata nel centro storico: un intreccio di vicoli, scorci suggestivi e, sorprendentemente, ben 44 chiese. La scoperta si addolcisce con un goloso bocconotto alla storica Pasticceria Panza, dove la tradizione la fa da padrona. Oppure con un innovativo aperitipico a base di mirto alla Caffetteria nella piazza principale.

L’aperitipico, alla Caffetteria di Maratea
Maratea

Un’esperienza “autentica e di alto livello”

“Vogliamo attrarre un turismo sostenibile, che offra esperienze autentiche e di alto livello”, – spiega l’assessore alle autorità produttive del Comune, Mariastella Gambardella, raccontando come la zona offra “escursionismo, sentieri, mare, ferrate, pareti per arrampicate e anche le esperienze di e-foil”, la tavola che “plana” sull’acqua. “Senza dimenticare che questa è anche terra di matrimoni”, aggiunge, sottolineando come questo settore sia in espansione. La cucina locale è ben rappresentata dalla Taverna di Zu Cicco, un luogo che racconta la cucina lucana con autenticità e passione: formaggi, affettati, l’onnipresente peperone crusco, primi ricchissimi. E se proprio si vuole tirare tardi, al porto ci sono locali per ogni gusto e tasca. Un’altra meta gastronomica è rappresentata dall’Agriturismo Casale De Filippo, a Massa di Maratea, dove la mozzarella di Massa è la regina della tavola: fresca, sapida, indimenticabile.

In cammino tra Tirreno e Jonio

Reso celebre dal film Basilicata Coast to Coast di Rocco Papaleo, proprio da Maratea parte l’omonimo cammino che porta a Nova Siri, sulla costa opposta della Lucania, quella Jonica, con suoi 167 km tra alture, paesi e boschi sterminati da percorrere a piedi o in bicicletta. L’itinerario – si legge sul sito del cammino – si sviluppa su un tracciato piuttosto lineare in direzione est-ovest, e tocca e/o attraversa ben quattro valli: la Valle di Maratea, la Valle del Noce, la Valle del Sinni e quella del Sarmento. Coinvolge 13 paesi: Maratea, Trecchina, Lauria, Latronico, Episcopia, Fardella, Chiaromonte, Senise, Noepoli, San Giorgio Lucano, Valsinni, Rotondella e Nova Siri; a questi si aggiungono altri nove centri abitati interessati dal percorso ciclabile, ovvero: Rivello, Lagonegro, Nemoli, Francavilla in Sinni, San Costantino Albanese, San Paolo Albanese, Cersosimo, Colobraro e Tursi.

Un cartello che indica il ‘Basilicata Coast to Coast’

Nel cuore di questa Basilicata rurale, c’è una delle zone protette più belle d’Italia: il Parco Nazionale del Pollino – che si stende tra Basilicata e Calabria – e nel cuore di quest’area verde c’è lo spettacolare Piano Ruggio; ma si raccomanda anche una sosta al belvedere del Malvento, che regala la vista sui maestosi pini loricati – veri patriarchi verdi della montagna – e sulla faggeta vetusta di Cozzo Ferriero, Patrimonio Unesco dal 2017.

Il Parco nazionale del Pollino

La tappa successiva è il borgo di Rotonda, famoso per la sua melanzana rossa DOP, dalla forma curiosamente simile a un pomodoro. Da vedere qui il Museo Mugepa, dove si conserva, tra gli altri reperti, il fossile di un antico elefante preistorico che testimonia le origini profonde di questa terra, ma anche l’Ecomuseo del Parco del Pollino, ricco di materiali interattivi e un diorama con la fauna e la flora locali. A pranzo, si può scegliere la Braceria à Rimissa, dove la carne e i prodotti del territorio raccontano storie contadine attraverso il palato. Ma se ci si trova in paese nelle giornate attorno alla festa di Sant’Antonio, il 13 giugno, si può assistere ai riti arborei, ancestrali cerimonie della fertilità adottate dalla cristianità: alberi che vengono tagliati e uniti tra l’entusiasmo delle compagnie del paese, dopo essere stati trascinati da buoi. Una festa che dura diversi giorni, che si incontra anche altri centri della Basilicata.

Rotonda

Da non perdere, nel tour della Basilicata rurale, anche Trecchina, uno dei set naturali del film Basilicata Coast to Coast, paese dove il silenzio domina, con strade misteriose .


Un’ultima tappa propone un salto indietro nel tempo. A Rivello, si può visitare il Convento di Sant’Antonio da Padova, con il suo splendido chiostro, dove c’è un’opera d’arte poco nota ma di rara bellezza: l’“Ultima Cena” del pittore lucano Giovanni Todisco, datata 1559. L’affresco rivela dettagli sorprendenti: committenti ritratti accanto agli apostoli, un gatto e un cane in lotta ai piedi della tavola – allegoria della tensione tra bene e male.

Il chiostro del Monastero di Sant’Antonio

Infine, un luogo sospeso tra realtà e fiaba: il Lago di Sirino, piccolo specchio d’acqua ai piedi dell’omonima montagna, nel comune di Nemoli. La quiete è totale. Gli alberi si riflettono sull’acqua, il tempo rallenta, e il viaggio in questa zona tutta da (ri)scoprire si chiude con la promessa di tornare. Un’area d’Italia che non conosce ancora l’overtourism e che punta a diventare una meta più nota ma senza perdere l’anima. Una scommessa difficile, ma che merita di essere fatta.

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