Palazzo Farnese, dopo il restauro splende la bellezza di un capolavoro dell’arte e dell’architettura

La vista dalla terrazza posteriore che passa sopra a Via Giulia

Ci sono palazzi che appartengono a una città e altri che, pur essendo profondamente legati al luogo in cui sorgono, raccontano una storia molto più ampia. Palazzo Farnese è uno di questi. Nel cuore di Roma, a pochi passi dal Tevere, la sua storia incrocia quella dei Farnese e del loro straordinario progetto culturale, quella degli artisti del Rinascimento e del Seicento, quella delle antichità raccolte e studiate, e infine quella della Francia, che da oltre un secolo e mezzo ha qui la propria Ambasciata e l’École française de Rome.

Dopo cinque anni di restauri, il palazzo – considerato l’edificio fondamentale del Rinascimento, cui lavorarono Antonio da Sangallo, Michelangelo, il Vignola e Giacomo Della Porta – è tornato a mostrarsi senza impalcature. È stata questa la particolare occasione offerta dalle Giornate Europee del Patrimonio, che sabato 26 settembre hanno aperto al pubblico alcuni degli spazi più importanti dell’edificio. Un modo per tornare a guardare Palazzo Farnese dopo un intervento conclusosi lo scorso luglio e che ha coinvolto specialisti francesi e italiani. Il tema scelto per le Giornate del Patrimonio 2026 – “Proteggere il patrimonio. Rinnovare, resistere, reinventare” – sembra fatto appositamente per questo luogo. Perché conservare un palazzo come quello Farnese non significa soltanto proteggere una pietra, un affresco o una decorazione. Significa mantenere vivo un patrimonio che continua a essere studiato, attraversato e reinterpretato.

Il cortile

È anche questo il senso della presenza dell’École française de Rome, che ha la sua sede proprio qui, insieme all’Ambasciata di Francia in Italia. Il progetto di restauro è stato interamente finanziato dai ministeri francesi dell’Europa e degli Affari Esteri e dell’Istruzione Superiore e della Ricerca, in collaborazione con la Soprintendenza Speciale per l’Archeologia, le Belle Arti e il Paesaggio di Roma. Durante la giornata i visitatori hanno potuto entrare nel cortile finalmente libero dalle impalcature, salire al piano nobile e attraversare il monumentale Salone d’Ercole, la Galleria affrescata dai Carracci e il Salone dei Fasti Farnesiani, oggi ufficio dell’Ambasciatrice e noto anche per essere stato scelto come ambientazione della Tosca. Al secondo piano è stata aperta anche la biblioteca dell’École, con i suoi oltre 220.000 volumi, un altro luogo nel quale la storia di Roma continua a essere studiata quotidianamente da studenti e ricercatori.

Visitatori in fila per visitare la Sala dei Fasti farnesiani, oggi ufficio dell’ambasciatore di Francia in Italia

Ma il restauro ha offerto soprattutto l’occasione per tornare dentro la storia dei Farnese. Una storia nella quale il palazzo non è semplicemente una grande residenza aristocratica, ma il centro di un progetto di rappresentazione, collezionismo e mecenatismo destinato a lasciare un’impronta profonda nella cultura europea. Tra le ‘sorprese’ emerse con il restauro, la qualità scultorea della serie di doccioni a forma di testa di leone sul cornicione michelangiolesco, ognuno diverso dall’altro e prima ricoperti da una patina di sporco che ne celava la bellezza..

Ed è proprio al mecenatismo della famiglia Farnese che l’École française de Rome, protagonista della grande opera di restauro del palazzo, dedica il nuovo ciclo delle Lectures méditerranéennes, quattro conferenze in programma tra novembre 2026 e gennaio 2027. Quattro appuntamenti che partiranno dalle opere conservate o evocate a Palazzo Farnese per allargare lo sguardo alla loro fortuna, alle loro interpretazioni e ai rapporti che nel tempo hanno stabilito con altre culture.

«Cerchiamo sempre di legare lo studio di un patrimonio all’apertura per la sua fruizione e esperienza», spiega la direttrice dell’École française de Rome, Brigitte Marin. Non soltanto dunque la storia dell’arte, ma anche la storia di come quel patrimonio è stato ricevuto nel corso dei secoli: come è stato guardato, copiato, studiato, trasformato in modello e utilizzato come fonte di ispirazione per l’arte, la letteratura e la cultura.

Il primo appuntamento sarà dedicato alla Galleria dei Carracci. Mercoledì 18 novembre, alle 18, Michel Hochmann, presidente dell’École Pratique des Hautes Études e specialista della storia dell’arte italiana del Rinascimento, parlerà a Palazzo Farnese di “La Galleria dei Carracci: questioni di cronologia e di attribuzione”. “Bisogna dire perché la Galleria dei Carracci è così importante. – sottolinea Marin – Per tutta la decorazione del Seicento è fondamentale, quanto lo è stata la Cappella Sistina per il ‘500, quindi un modello che veniva replicato. Anche Luigi XIV aveva mandato i pensionnaires dell’Accademia di Francia a copiare la Galleria dei Carracci perché ne voleva fare una replica al Palazzo delle Tuileries, quindi è proprio un modello che viene da Roma”. 

Il secondo incontro, lunedì 23 novembre al Museo Nazionale Romano di Palazzo Altemps, porterà invece al centro la grande collezione di antichità dei Farnese. Hochmann parlerà dello stato degli studi sulla collezione, una delle più importanti raccolte di sculture antiche formatesi nella Roma del Rinascimento. Anche in questo caso non si tratta soltanto di un insieme di opere. Le antichità Farnese contribuirono alla formazione del gusto, influenzarono gli artisti e alimentarono un rapporto sempre più intenso tra il mondo antico e la cultura moderna.

A gennaio sarà poi il turno di Philippe Morel, professore emerito di storia dell’arte moderna all’Università Paris 1 Panthéon-Sorbonne e membro onorario dell’Institut Universitaire de France. Il 21 gennaio, all’Accademia di Francia a Roma – Villa Medici, parlerà di “Danzare con Bacco. Dalla collezione di antichità alla decorazione della Galleria Farnese”.

Ed è qui che il Mediterraneo torna ancora più esplicitamente al centro. Bacco, il vino, il mondo antico, le immagini della festa e del desiderio: attraverso la figura del dio si può seguire il passaggio dalle antichità raccolte dai Farnese alla loro trasformazione in un nuovo linguaggio figurativo.

Il ciclo si concluderà il 25 gennaio alla Fondazione Primoli con una seconda conferenza di Morel, “Daniele da Volterra e la religione del vino a Palazzo Farnese”.

Quattro incontri, dunque, ma anche quattro modi diversi di entrare nel palazzo: attraverso gli artisti, le collezioni, l’antico, la religione, il mito. È questa forse la caratteristica più interessante di Palazzo Farnese: la sua storia non è mai una storia soltanto romana. Dentro quelle sale passano il Rinascimento italiano, il collezionismo europeo, l’antichità mediterranea e la cultura francese. E il restauro appena concluso ha restituito a tutto questo una nuova possibilità di essere visto. Proteggere il patrimonio, in fondo, significa anche questo: fare in modo che ciò che è stato costruito, dipinto, raccolto e immaginato secoli fa possa continuare a parlare a chi entra oggi in quelle stanze.

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