Otranto, il XVIII Festival dei giornalisti del Mediterraneo si chiude con le “Caravelle”

Stasera la cerimonia finale della XVIII edizione. Un riconoscimento speciale a Kittleson, giornalista americana rapita a Baghdad. Quattro giorni di incontri tra guerre, libertà di stampa, diritto internazionale e futuro dell’informazione

OTRANTO – Dalle guerre alla crisi del diritto internazionale, dalla sicurezza dei giornalisti alla disinformazione, fino alle sfide poste dall’intelligenza artificiale. Si chiude stasera a Otranto, nella cornice di Largo Porta Alfonsina, la diciottesima edizione del Festival Giornalisti del Mediterraneo, con la consegna dei Premi “Caravella”, il riconoscimento che tradizionalmente conclude quattro giorni di incontri e confronti sugli scenari del Mediterraneo e del mondo.

A partire dalle 20.30, la serata sarà condotta dal giornalista Vincenzo Sparviero e vedrà protagonisti alcuni dei nomi che, in diversi ambiti, rappresentano il giornalismo e l’analisi dell’attualità internazionale.

Tra i premiati c’è Lucio Caracciolo, fondatore e direttore di Limes, che dialogherà con Paolo Di Giannantonio. La “Caravella” andrà anche a Iacopo Luzi, corrispondente dalla Casa Bianca, in conversazione con Maristella Massari della Gazzetta del Mezzogiorno; al generale Armando Franza, comandante del reparto aeronavale di Bari, che dialogherà con Emiliano Cirillo di Tg3 Puglia; e alla giornalista Luciana Esposito, sotto scorta per le sue inchieste sulla camorra, intervistata da Stefano Polli dell’ANSA.

Il riconoscimento sarà inoltre consegnato al giornalista palestinese Alhassan Selmi, in dialogo con Patrizio Nissirio; a Claudio Antonelli, vicedirettore di 24Ore NextMed, che dialogherà con Massimiliano Sisto di TRM Network, e a Leonardo Zellino, inviato del Tg1, intervistato da Marianna Balfour.

Il premio alla libertà di stampa

Shelly Kittleson

Particolarmente significativo sarà il Premio speciale per la libertà di stampa assegnato a Shelly Kittleson, la giornalista freelance americana rapita a Baghdad lo scorso marzo e rilasciata dopo una settimana di prigionia. Kittleson dialogherà con Andrea De Angelis, vice responsabile della Radio Vaticana.

La sua presenza dà un volto concreto a uno dei temi attraversati da questa edizione del Festival: il rischio personale che ancora oggi può accompagnare il lavoro di chi racconta guerre, crisi e aree di instabilità. Un tema affrontato nei giorni scorsi insieme a quello della censura e dei tentativi di delegittimazione dei media.

Quattro giorni per capire il mondo

Il programma della XVIII edizione ha messo infatti al centro alcune delle questioni più urgenti per chi oggi deve raccontare la realtà. Dalla costruzione della memoria nei Balcani alla sicurezza dei giornalisti, dalla legalità alla cooperazione mediterranea, dalla sostenibilità ambientale alla crisi del diritto internazionale, fino al ruolo della diplomazia cattolica nei processi di mediazione e di pace.

Un percorso che ha tenuto insieme geopolitica e informazione, ma anche le trasformazioni profonde del mestiere giornalistico. Social network, intelligenza artificiale e nuove forme di disinformazione stanno infatti modificando non soltanto gli strumenti attraverso cui le notizie vengono prodotte e diffuse, ma anche il modo in cui il pubblico interpreta la realtà.

«Il nostro contributo alla necessità inderogabile di confrontarsi sulle questioni globali», sottolinea il sindaco di Otranto Francesco Bruni, è quello di farlo «dall’angolo visuale di un luogo, Otranto, che da sempre ha fatto dell’ecumenismo e del dialogo interreligioso e interculturale la sua vocazione principale».

Un’impostazione che, secondo l’ideatore e organizzatore Tommaso Forte, insieme a Nicola Fragassi, Leda Cesari e Rosaria Bianco, ha consentito al Festival di interrogarsi anche sulle trasformazioni in corso nel mondo dell’informazione, dove i professionisti sono chiamati a confrontarsi con strumenti e scenari «spesso inediti».

Sono oltre 600, negli anni, i giornalisti, esperti, accademici ed esponenti delle istituzioni che hanno partecipato al Festival, diventato ormai un appuntamento stabile per discutere degli scenari geopolitici del Mediterraneo e dell’Europa e, contemporaneamente, dello stato di salute dell’informazione.

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