
Oggi la terza giornata del Festival Giornalisti del Mediterraneo. Al centro la crisi del diritto internazionale e le nuove asimmetrie di potere. Ospite Shelly Kittleson, la giornalista freelance rapita a Baghdad
Una giornalista rapita mentre fa il proprio lavoro. Una guerra che mette alla prova le regole del diritto internazionale. E un mondo nel quale gli equilibri di potere sembrano cambiare più velocemente degli strumenti con cui la comunità internazionale prova a governarli. E che pone una domanda ai giornalisti: cosa fare quando raccontare una guerra, una crisi, o una storia carica di ombre mette a rischio la propria vita?

A partire dalle 20.30, Kittleson discuterà di “Crisi del diritto internazionale: guerra, giustizia globale e nuove asimmetrie di potere” insieme a Stefano Polli, di ANSA, Aldo Torchiaro, de Il Riformista, Iacopo Luzi, corrispondente dalla Casa Bianca, e Shervin Haravi, analista geopolitica. Modera Alessio Lasta, de Lo stato delle cose di Rai3.
Il tema riguarda uno dei nodi più difficili dell’attualità internazionale: la distanza crescente tra le norme che dovrebbero regolare i rapporti tra gli Stati e la realtà dei conflitti, delle occupazioni, delle guerre e delle nuove forme di confronto geopolitico.
Una crisi che non riguarda soltanto governi e istituzioni internazionali. Le sue conseguenze arrivano sul terreno, dove operano militari, civili, operatori umanitari e giornalisti. Per questi ultimi, il deterioramento degli equilibri internazionali significa anche lavorare in condizioni sempre più rischiose.
La presenza di Kittleson rende quindi il confronto particolarmente concreto: la libertà di informare non è una questione astratta quando per esercitarla si può finire nelle mani di una milizia.
La diplomazia come spazio possibile
Alle 21.30 il Festival sposterà il confronto dalla guerra alla ricerca di possibili strumenti di mediazione con “Diplomazia cattolica e scenari globali: mediazione, pace e conflitti internazionali”.
Interverranno l’arcivescovo di Otranto Francesco Neri, il giornalista Paolo Di Giannantonio, l’avvocato Donatella Perna e Andrea De Angelis, viceresponsabile della Radio Vaticana. Modera Giovanni Colonna, cultural services manager di ArtWork.
Se il primo incontro mette a fuoco la crisi delle regole e delle istituzioni internazionali, il secondo guarda invece agli spazi ancora disponibili per il dialogo e la mediazione.
È una prospettiva particolarmente coerente con la storia di Otranto, città di confine e di incontro, che il Festival utilizza ancora una volta come luogo di discussione su questioni che superano ampiamente i confini italiani.
Dal conflitto all’informazione

La terza giornata arriva così al cuore di uno dei temi che attraversano l’intera XVIII edizione del Festival: il rapporto tra informazione e realtà in un mondo sempre più difficile da interpretare.
Guerre convenzionali e conflitti ibridi, propaganda, disinformazione, intelligenza artificiale e delegittimazione dei media stanno modificando il lavoro dei giornalisti e il rapporto con il pubblico. Ma alcune domande restano le stesse: verificare, distinguere i fatti dalla propaganda, cercare le fonti, raccontare ciò che accade.
E, in alcuni luoghi del mondo, farlo significa ancora rischiare la propria libertà o la propria vita.
La XVIII edizione del Festival Giornalisti del Mediterraneo, organizzata dal giornalista Tommaso Forte con Nicola Fragassi, Leda Cesari e Rosaria Bianco, in partnership con il Comune di Otranto, si concluderà venerdì 4 settembre con la consegna delle “Caravelle del Mediterraneo”.
Tra i riconoscimenti, anche il Premio speciale per la libertà di stampa a Shelly Kittleson, che torna così al centro della manifestazione non soltanto come ospite di un dibattito, ma come testimonianza concreta del prezzo che, ancora oggi, può essere necessario pagare per raccontare una guerra.