
Il mito di Diana e Atteone attraversa gli Appartamenti Segreti Doria Pamphilj e diventa il punto di partenza per una riflessione sullo sguardo, sulla trasformazione e sul destino dell’artista. È Exitus, la mostra di Mario Carlo Iusi curata da Cristian Moriconi, con un testo critico di Caterina Pacenti, ospitata a Roma dal 21 ottobre al 13 dicembre 2026. L’iniziativa si avvale del patrocinio del Trust Floridi Doria Pamphilj e della Fondazione D’Arc.
A ispirare il progetto è stata la tela Diana e Atteone, realizzata intorno al 1840 da Filippo Vittori, allievo di Tommaso Minardi, che si trova sulla volta del Bagno di Diana. Il dipinto richiama uno degli episodi più drammatici delle Metamorfosi di Ovidio: il giovane cacciatore Atteone sorprende per caso la dea mentre fa il bagno con le sue ninfe. Diana, per punirlo, lo trasforma in un cervo e Atteone viene sbranato dai suoi stessi quaranta cani, che non lo riconoscono più.

Iusi non si limita a riproporre la vicenda mitologica, ma la mette in relazione con gli ambienti che la ospitano, trasformando la visita in un percorso narrativo attraverso cinque stanze private del palazzo. Le opere si confrontano con gli spazi e con la storia dell’arte europea, intrecciando la ricerca grafica dell’artista con riferimenti a Tiziano, Carlo Maratta e Gaspard Dughet.
Per Iusi, Atteone non è soltanto il protagonista di un mito antico, ma anche una figura nella quale riconoscersi. Il giovane cacciatore diventa un autoritratto dell’artista, accomunati dalla ricerca e dalla necessità di inseguire qualcosa che ancora non si conosce. «Immagino Atteone come un giovane cacciatore che va a caccia di bestie, così come potrei immaginare un giovane artista che va a caccia di idee. Per questo la faccia di Atteone è praticamente la mia», spiega a MondoeMediterraneo.


Anche gli elementi che accompagnano la figura sono riletti in chiave contemporanea. Accanto all’opera compaiono alcune frecce realizzate con una stampante 3D: “Se Atteone fosse un cacciatore di oggi”, osserva Iusi, “potrebbe fabbricarsi da solo le proprie armi”.
In altre opere, l’artista riduce le figure di Diana e Atteone all’essenziale, affidandosi al contrasto tra bianco e rosso. Diana è rappresentata da un involucro bianco, richiamo alla purezza e alla dimensione divina, che nasconde però la crudeltà della sua reazione. Per Atteone, invece, il paradigma viene rovesciato: il cacciatore che normalmente uccide diventa a sua volta vittima.

Il percorso si conclude proprio nel Bagno di Diana, uno degli ambienti meglio conservati della Roma ottocentesca, decorato da Annibale Angelini sotto la direzione di Tommaso Minardi. Attorno alla grande vasca di marmo bianco, Iusi ha realizzato Luminis, un intervento site-specific costruito attraverso una struttura autoportante in legno MDF, appoggiata sulla vasca. Su una lastra stampata in Forex l’artista ha disegnato una grande macchia di sangue, ricoperta da una colata di resina epossidica. Una cornice in poliuretano estruso, anch’essa rivestita di resina, racchiude una luce LED, elemento ricorrente nella sua ricerca.
«È stata un’operazione un po’ alla Fitzcarraldo», racconta l’artista, riferendosi alla complessità dell’intervento. Ma l’installazione non si ferma alla rappresentazione della morte. «Ho immaginato che, dopo la morte di Atteone, proprio nel luogo in cui muore, potesse liberarsi una nuova vita». Dalla macchia rossa emergono così delle ninfee, segni di una metamorfosi che continua anche dopo la fine del protagonista. La morte diventa una soglia, non necessariamente un punto conclusivo.
È anche in questa scelta che si concentra il significato del titolo. Exitus, in latino, significa uscita e, nel linguaggio medico, indica la morte. Nella mostra, la parola assume una pluralità di significati: Atteone esce dalla forma umana, Diana viene strappata alla propria intimità nel momento in cui è vista, mentre chi attraversa le stanze abbandona progressivamente il ruolo di osservatore neutrale per entrare nella vicenda. Ogni passaggio diventa una soglia dalla quale non si torna indietro. L’acqua rossa che chiude il percorso non mostra l’azione, ma ciò che ne rimane: il visitatore arriva quando la morte è già avvenuta.

Nella camera da letto degli Appartamenti Segreti sono esposti anche otto lavori realizzati con specchi, pellicola e resina epossidica rossa. Sono frammenti dell’installazione principale, rielaborati attraverso la sezione aurea. «Mi interessava questa figura ossimorica: prendere un frammento che però fosse perfetto. In genere un frammento è qualcosa che non è perfetto per definizione, altrimenti non sarebbe un frammento», dice l’artista. Anche in questo caso, il contrasto tra rottura e armonia diventa uno strumento per interrogare il rapporto tra forma, trasformazione e significato.
Una parte significativa della ricerca di Iusi si sviluppa attraverso la Teoria Semeion, grammatica simbolica elaborata a partire dal 2021. Le opere su carta sono realizzate con inchiostro e penna stilografica, utilizzando la tecnica del tempo: figure e silhouette prendono forma attraverso linee tratteggiate che ne definiscono i contorni. Il segno non è soltanto uno strumento per disegnare, ma il risultato di una durata, un processo attraverso il quale l’immagine emerge progressivamente.
Nel testo che accompagna l’esposizione, Caterina Pacenti descrive le opere come gli atti di «un dramma in divenire», accomunati dall’inquietudine, dalla curiosità e dalla continua sperimentazione che caratterizzano il lavoro di Iusi. Il mito diventa così anche una chiave per interrogarsi sulla condizione dell’artista, assimilato a un moderno Atteone: qualcuno che segue la propria vocazione e, nel farlo, si espone alle conseguenze del proprio sguardo e delle proprie scelte.
A completare il progetto è l’intervento di Massimiliano Floridi, direttore del Museo degli Appartamenti Segreti Doria Pamphilj, che ha realizzato un’installazione in marmo dedicata alla morte di Atteone nel cortile d’ingresso. Un’opera che introduce il tema della mostra già prima dell’accesso agli ambienti interni, preparando il visitatore a un percorso nel quale la storia antica, la memoria del luogo e la ricerca contemporanea si sovrappongono.
Nato ad Alatri nel 1995, Mario Carlo Iusi si laurea in Filosofia a Roma con una tesi in Filosofia analitica ed estetica. La sua ricerca indaga il ruolo dell’immaginazione e dell’interconnessione nel processo creativo, attraverso l’uso della luce, del colore e della materia. Nel 2016 presenta il primo ciclo di opere con cornici luminose e l’installazione Acrosomi, da cui prende avvio la ricerca sugli «oggetti semplici» e la teoria Semeion. Dal 2014 espone in gallerie e istituzioni, tra cui La Nuvola di Roma, il Museo Cambellotti di Latina e Mucciaccia Gallery, partecipando anche a Riscarti, alla Biennale d’Arte Contemporanea di Alatri e ad Arte in Nuvola. Nel 2024, durante una residenza alla Fondazione Pistoletto Cittadellarte di Biella, sviluppa Luminis, progetto selezionato dal bando «Lazio Contemporaneo 2022», presentato con installazioni ad Alatri, Albano Laziale e Barcellona. Nel 2025 il progetto illumina gli affreschi restaurati dell’Oratorio benedettino dell’Angeletto, nell’area archeologica del Tempio di Giove Anxur a Terracina, e si estende per 500 metri sul muraglione del Tevere a Roma, a Piazza Tevere, a cura di Tevereterno.