Il 15 aprile 2026 sono trascorsi tre anni dallo scoppio del conflitto che continua a martoriare il Sudan, un Paese attraversato da una storia recente fatta di crisi profonde ma anche di improvvisi slanci rivoluzionari e speranze collettive. È in questo scenario complesso che si inserisce Confluenze, il libro d’esordio di Marion Abonnenc, che la casa editrice Nuovi Panorami porta oggi all’attenzione del pubblico italiano. Un’opera che non è soltanto il racconto di un’esperienza personale, ma anche un’indagine sul modo in cui luoghi, persone e storie si intrecciano sotto la pressione della guerra.

Come il Nilo Azzurro e il Nilo Bianco che si incontrano a Khartum, così in Sudan si sono sempre incrociate anime e identità diverse, dando vita a un mosaico umano e culturale unico. Confluenze parte proprio da questa immagine di incontro e mescolanza per raccontare un Paese in cui le linee di separazione sono da sempre mobili, e in cui la complessità è la regola più che l’eccezione. L’autrice arriva in Sudan nell’estate del 2021, a 29 anni, per lavorare presso l’Ambasciata francese su tematiche legate all’azione umanitaria e alla società civile. Si trova a Khartum quando le tensioni tra le Forze di Supporto Rapido (RSF) e le Forze Armate Sudanesi (SAF) degenerano in un conflitto armato che, da allora, non si è più fermato.

Quell’esperienza, vissuta in prima persona nel momento in cui il Paese precipita nella guerra, diventa il nucleo narrativo e umano del libro. Dopo il rientro in Francia, Abonnenc decide di trasformare il vissuto in scrittura: a soli 29 anni autopubblica la sua opera prima, un testo che si muove tra reportage, riflessione personale e testimonianza diretta. Confluenze è quindi anche un libro che interroga il ruolo di chi osserva e attraversa i conflitti, e che si misura con le conseguenze della guerra non solo sulle società, ma anche su chi la racconta e la vive da vicino.

Scrive nella presentazione l’editrice Giulia Raffaelli: «È un libro, questo, che mostra come percorsi individuali si fondano, volenti o nolenti, a quelli di interi popoli… Ho conosciuto Marion proprio a Khartum, quando vi ero di stanza, in forza a UNHCR… La storia di Marion poteva essere la mia e, in un certo senso, lo è.»

Un esordio che arriva in Italia in un momento in cui il Sudan continua a essere lontano dai riflettori mediatici, ma resta al centro di una delle crisi umanitarie più gravi e meno risolte del nostro tempo.

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