
Un’opera immersa nei fondali di Scilla per richiamare l’attenzione sulla fragilità di uno dei luoghi simbolo del Mediterraneo. Tra arte, ecologia e mito, il progetto “Aggiungiamo bellezza al mare” trasforma la poesia in un atto di tutela del paesaggio e dell’immaginario.
C’è un mare che da tremila anni continua a raccontare storie. È il mare di Scilla e Cariddi, quello attraversato da Ulisse nel poema omerico, uno degli snodi simbolici del Mediterraneo. Oggi quello stesso tratto di mare è al centro di una nuova narrazione, che intreccia arte, ecologia e impegno civile. È qui che Greenpeace Italia ha scelto di realizzare “Aggiungiamo bellezza al mare”, un progetto nato per richiamare l’attenzione sulla necessità di salvaguardare l’ecosistema dello Stretto di Messina, ritenuto dagli ambientalisti gravemente minacciato dalla realizzazione del Ponte e dai cantieri che ne accompagnerebbero la costruzione. L’iniziativa vuole trasformare la bellezza in una forma di denuncia, affidando all’arte il compito di custodire uno dei luoghi più ricchi di biodiversità del Mediterraneo.

Tra i protagonisti del progetto c’è L’aura, nome d’arte della poetessa, regista e drammaturga Laura Fusco, da anni impegnata sui temi dell’ambiente, dei diritti e del Mediterraneo. Una sua poesia, tratta dalla raccolta Terra di sola andata, è stata simbolicamente immersa nei fondali di Scilla insieme alle opere della scrittrice Rosella Postorino e degli artisti Francesco De Grandi e Massimo Catalani.


Il gesto è fortemente simbolico: non un’opera sottratta allo sguardo, ma un’offerta al mare, quasi a riconoscere che la bellezza appartiene prima di tutto ai luoghi che la ispirano.
«La salvaguardia del pianeta passa attraverso la nostra protesta e denuncia. Ma dopo? Il passo successivo e obbligato è il cambiamento del nostro immaginario e dei nostri comportamenti. Solo così sarà possibile cambiare davvero, protestare non basta. Per questo il potere della poesia e dell’arte è così grande: ci permettono di immaginare e costruire una versione diversa del mondo e del nostro rapporto con la Terra», spiega L’aura.

Per la poetessa, tra le voci più originali della poesia contemporanea, l’arte non è semplice rappresentazione della realtà, ma uno strumento capace di trasformarla. Da anni il Mediterraneo, l’acqua e il mare sono al centro della sua ricerca artistica, nella convinzione che l’emozione estetica possa diventare esperienza collettiva e spingere all’azione. «La poesia», aggiunge, «è l’atto di cogliere la bellezza del mondo e restituirla, attingendo al suo potere e rendendola forza trasformativa e di cambiamento».
Una visione che si intreccia perfettamente con quella di Greenpeace. Come sottolinea Alessandro Giannì, responsabile delle Relazioni istituzionali e scientifiche dell’associazione, l’obiettivo è difendere un patrimonio naturale unico, caratterizzato da un ecosistema straordinariamente delicato e da una biodiversità che rappresenta una ricchezza per tutto il Mediterraneo.
L’iniziativa continuerà il suo percorso anche attraverso il cinema. Dal 6 all’8 agosto, infatti, CinemAmbiente in Valchiusella, una delle più autorevoli manifestazioni internazionali dedicate al cinema ambientale, ospiterà un incontro dedicato proprio al progetto, con la partecipazione di L’aura e di Alessandro Giannì. Un’occasione per riflettere sul ruolo che arte, cultura e narrazione possono avere nella costruzione di una nuova coscienza ecologica.
Per Laura Fusco, del resto, il Mediterraneo è da tempo il cuore della propria ricerca poetica. Già nel 2020 il suo Liminal, insignito dell’English PEN Award e definito da parte della critica “un’Eneide del XXI secolo”, affrontava il mare come spazio di confine, di migrazioni, di memoria e di trasformazione. Un Mediterraneo che è insieme luogo delle origini e frontiera del presente, attraversato dalle crisi climatiche, dalle migrazioni e dalle grandi questioni geopolitiche del nostro tempo.
Non è un caso che proprio dal mare cantato da Omero riparta oggi un nuovo percorso artistico internazionale. Dopo l’esperienza con Greenpeace, L’aura sta infatti lavorando a nuovi progetti poetici che continueranno a interrogare il Mediterraneo come luogo di dialogo fra culture, tutela dell’ambiente e diritti dei popoli. In fondo, immergere una poesia nelle acque dello Stretto significa anche questo: ricordare che le parole possono diventare parte del paesaggio e che, talvolta, la bellezza è una forma di resistenza.
