Lucca, 2026. Marchio Antico – Sigaro Toscano ©MST

C’è un sigaro che racconta in maniera straordinaria la tradizione del fumo lento italiano. È l’Antico Toscano, votato più volte come miglior sigaro al mondo fuori dai Caraibi, che oggi festeggia un nuovo importante riconoscimento: l’iscrizione nel Registro dei Marchi Storici di Interesse Nazionale del Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Per celebrare questo traguardo, Manifatture Sigaro Toscano (MST), che lo produce – e che ‘sforna’ dalle sue manifatture a Lucca e Cava dei Tirreni (Sa) qualcosa come 250 milioni di sigari all’anno, ha deciso di dedicare al suo prodotto più iconico una edizione celebrativa dell’Antico Toscano, pensata come omaggio alla lunga storia di uno dei marchi più riconoscibili della tradizione manifatturiera italiana.

Il riconoscimento ministeriale è riservato ai brand con oltre cinquant’anni di utilizzo continuativo e un forte radicamento nel territorio. L’ingresso nel registro certifica quindi non solo il valore storico del marchio, ma anche la sua capacità di rappresentare nel tempo un patrimonio produttivo e culturale del Paese. Nel caso dell’Antico Toscano, si tratta di una tradizione che affonda le radici in oltre due secoli di storia.

Foto: Marta Buso

La leggenda della nascita del sigaro Toscano risale infatti al 1815, quando a Firenze un violento acquazzone estivo bagnò una partita di tabacco lasciata ad asciugare all’aperto. La fermentazione naturale che ne seguì generò un aroma inaspettato, intenso e deciso, destinato a diventare la firma distintiva di questo sigaro. Da quell’episodio fortuito nacque uno stile di fumata unico, rimasto nel tempo simbolo di carattere e autenticità. L’Antico Toscano, lanciato nel 1973, rappresenta oggi una delle denominazioni più note – accanto a colleghi celebri come Garibaldi, Originale, Antica Riserva e moltissimi altri – di questa tradizione nel panorama del fumo lento. Con il nuovo riconoscimento di Marchio Storico, il prodotto entra ufficialmente tra le eccellenze italiane tutelate e riconosciute anche sui mercati internazionali, dove l’export di Mst continua a crescere.

Stefano Mariotti, ad di Manifatture Sigaro Toscano (MST), spiega le vari fasi della lavorazione. Foto: Marta Buso

«Il riconoscimento di Marchio Storico di Interesse Nazionale rappresenta un traguardo importante per l’Antico Toscano e per MST», ha dichiarato Stefano Mariotti, amministratore delegato di Manifatture Sigaro Toscano, nel corso di una visita alle Manifatture di Lucca, seguite da una serata celebrativa nello spettacolare Palazzo Pfenner . «È la conferma del valore di una tradizione produttiva che da oltre due secoli unisce territorio, sapere artigianale e qualità, e che continua a rendere il Toscano un simbolo del Made in Italy apprezzato nel mondo. Noi cerchiamo sempre di mostrare la passione e l’amore che abbiamo per questa azienda e l’attenzione che abbiamo per questo prodotto così particolare che facciamo in maniera responsabile ed etica. E con la stessa passione e determinazione lo vogliamo portare nel mondo, perché sentiamo la responsabilità di rappresentare l’Italia nel nostro settore nel mondo”.

Il Toscano domina il mercato italiano quasi nella sua totalità, ma si sta diffondendo con forza anche all’estero, in Paesi come Turchia, Germania, altrove in Europa orientale e per la prima volta, da poco, anche nei duty free in Cina. Ma gli Stati Uniti, il più grande mercato al mondo per i sigari, dove il gusto conosce quasi solo i caraibici, sono tra gli obiettivi di Mst. “Noi stiamo entrando nel mercato Usa con un sigaro diverso per gusto e performante e anche proprio per esperienza di consumo. Stiamo entrando e stiamo crescendo molto bene. È un mercato con enormi potenzialità” ha spiegato Mariotti precisando che oltreoceano va attualmente il 5% della quota export di Mst.

Come nasce il Toscano, alle manifatture con il master blender

Matteo Roscioli, blender di Mst, mostra le foglie di tabacco curate a fuoco. Foto: Claudio Falanga

A illustrare ai molti giornalisti presenti la complessa realizzazione del Toscano, diversi esperti, tra cui il blender Matteo Roscioli, colui che seleziona, miscela e affina i tabacchi Kentucky (italiani e nordamericani) per creare il gusto, l’aroma e l’intensità specifici di ogni sigaro. “La produzione del sigaro Toscano si basa su un elemento distintivo: l’utilizzo esclusivo di tabacco Kentucky, una varietà particolare che viene curata a fuoco (di fatto, un’affumicatura fatta già dai coltivatori). A differenza della maggior parte dei tabacchi per sigarette o sigari caraibici – che maturano semplicemente all’aria – il Kentucky viene affumicato in appositi forni, un processo che può durare circa un mese negli Stati Uniti (con la pianta intera) o circa quindici giorni in Italia (dove si lavorano le foglie raccolte in più fasi). Questa tecnica conferisce al Toscano il caratteristico aroma intenso, tostato e affumicato“, ha spiegato Roscioli.

Una volta curato dai coltivatori, il tabacco arriva alla manifattura, dove iniziano le fasi di lavorazione. Il processo si basa su elementi naturali: tabacco, acqua e temperatura, senza additivi o componenti artificiali. Le foglie vengono selezionate e lavorate per creare le miscele di ripieno, che possono essere composte da diverse pezzature di foglia: short filler, utilizzato nei sigari prodotti a macchina; medium filler, impiegato nei sigari fatti a mano; long filler, più raro, costituito da una porzione di foglia intera.

Macchinari alle Manifatture. Foto: Claudio Falanga

Il ripieno viene poi idratato e avviato alla fermentazione, una fase fondamentale che può durare da circa 15 giorni fino a oltre un mese, a seconda della miscela e dell’intensità del sigaro. La fermentazione ammorbidisce il tabacco e ne arricchisce il profilo aromatico, rendendolo più complesso e meno aggressivo. Successivamente il sigaro viene formato e passa attraverso ulteriori passaggi di essiccazione e stabilizzazione dell’umidità, prima di entrare nella fase finale di maturazione. A differenza di molti sigari caraibici, nel Toscano la maturazione avviene sul sigaro già confezionato e può durare da sei mesi fino a due anni, soprattutto per le edizioni più strutturate o speciali.

Si controlla la qualità dei sigari. Foto: Claudio Falanga

Dopo aver attraversato gli enormi capannoni delle manifatture, osservando tutte le varie fasi della lavorazione, a dir poco affascinanti, si giunge nella zona dove un’avanzata automazione crea i sigari per l’appunto ‘fatti a macchina’, macchine supervisionate da esperti addetti che garantiscono la qualità di ogni singolo sigaro (ma gli scarti vengono riutilizzati per tutta una serie di altre finalità, ricorda il master blender). La visita di conclude nella grande sala dove lavorano le straordinarie sigaraie, che con maestria – e un’incredibile nonchalance – confezionano circa 500 pezzi in un turno di otto ore. Una tradizione che ha portato anche dei benefici all’intera società. Roscioli ricorda infatti come  “le prime conquiste a livello di diritti sociali e diritti sul lavoro delle donne partirono proprio dalle Manifatture proprio perché c’era una presenza femminile così forte, sin dall’inizio. Molte di queste donne erano madri di famiglia e spesso portavano anche l’unico stipendio che entrasse in casa: erano quindi costrette a portarsi i figli al lavoro e nacquero i primi asili nido all’interno delle Manifatture, quindi una sorta di welfare, diremmo oggi”.

Sigaraia al lavoro. Foto: Marta Buso
L’Antico Toscano, pronto per essere inscatolato

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *