Dal 1° al 4 settembre la città salentina ospita la diciottesima edizione della manifestazione. Al centro del dibattito la libertà di stampa, i conflitti che attraversano il Mediterraneo e il Medio Oriente, la crisi climatica e il futuro dell’informazione.

Diventa maggiorenne il Festival Giornalisti del Mediterraneo, che dall’1 al 4 settembre celebra a Otranto la sua diciottesima edizione. Un traguardo simbolico per una manifestazione che, fin dalla nascita, ha fatto del confronto sui grandi temi dell’attualità internazionale la propria cifra distintiva, scegliendo ancora una volta di riportare al centro del dibattito il valore dell’informazione in un tempo segnato da guerre, tensioni geopolitiche e crescente disinformazione.

Nella consueta cornice di Largo Porta Alfonsina, crocevia ideale tra Europa e Mediterraneo, giornalisti italiani e stranieri, analisti, studiosi, scrittori e rappresentanti delle istituzioni discuteranno delle sfide che attraversano oggi il bacino mediterraneo e il mondo: dai conflitti in Medio Oriente e nell’area euro-mediterranea alla crisi climatica, dai diritti umani ai nuovi linguaggi dell’informazione.

Tommaso Forte

«È un’attitudine che il nostro festival non ha mai smesso di coltivare», osserva il patron della manifestazione, Tommaso Forte. «Il Festival è per definizione un luogo di confronto su ciò che realmente pesa nel dibattito pubblico. E il tema della libertà di stampa, in tempi così destabilizzati, merita un’attenzione particolare».

Una riflessione che va oltre la professione giornalistica e riguarda direttamente la qualità della democrazia. Lo ricorda Vittorio Di Trapani, presidente della Federazione Nazionale della Stampa Italiana, tra gli ospiti della giornata inaugurale del 1° settembre.

Vittorio Di Trapani

«La libertà di stampa non riguarda i giornalisti. Appartiene ai cittadini», sottolinea Di Trapani. «I padri costituenti ne hanno fatto uno dei pilastri della nostra democrazia perché nessuno potesse più mettere in discussione il diritto delle persone a essere informate. Per questo è fondamentale che questi temi trovino spazio in appuntamenti come il Festival Giornalisti del Mediterraneo: l’incontro tra cronisti e pubblico rinnova un’alleanza indispensabile per difendere libertà, diritti e Costituzione».

Parole che assumono un significato ancora più forte in un Mediterraneo sempre più attraversato da crisi e conflitti, dove raccontare la realtà può significare mettere a rischio la propria vita.

Tra le testimonianze più attese c’è quella della giornalista statunitense Shelly Kittleson, freelance che da anni segue i principali scenari di crisi del Medio Oriente, dall’Afghanistan alla Siria, dall’Iraq ad altri fronti di guerra. Lo scorso marzo è stata sequestrata a Baghdad da un gruppo armato e liberata dopo una settimana di prigionia, un’esperienza che porterà al Festival il 4 settembre come testimonianza diretta delle difficoltà e dei rischi affrontati da chi continua a fare giornalismo sul campo.

Per Kittleson, oltre ai pericoli fisici, cresce un’altra minaccia: la perdita di fiducia nei confronti dell’informazione professionale, spesso sostituita dall’illusione che i social network possano offrire una rappresentazione neutrale e completa della realtà.

Shelly Kittleson

«L’idea che nell’era di Internet non ci sia più bisogno di giornalisti sul campo è pericolosa», afferma. «Così come pensare che si possa fare giornalismo internazionale senza risorse e senza rischi. Chi indebolisce la fiducia nella professione o ostacola il lavoro della stampa rende meno accessibili informazioni preziose, restringe gli spazi democratici e, a volte, mette a rischio la vita stessa dei giornalisti».

Il Festival conferma così la propria vocazione di laboratorio permanente sul Mediterraneo, luogo dove i grandi temi dell’attualità si intrecciano con il racconto delle società che si affacciano su questo mare. In un’epoca segnata da guerre, migrazioni, emergenza climatica e trasformazioni tecnologiche, il diritto a un’informazione libera e verificata diventa uno degli strumenti essenziali per comprendere una realtà sempre più complessa. Ed è forse proprio questa la sfida che la manifestazione di Otranto, giunta alla sua diciottesima edizione, continua a raccogliere: fare del dialogo tra giornalisti, studiosi e cittadini uno spazio di riflessione condivisa, nella convinzione che il Mediterraneo non sia soltanto un luogo geografico, ma anche un osservatorio privilegiato per leggere le trasformazioni del nostro tempo.

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