Vini dell’azienda Secolo IX

L’Abruzzo, terra splendidamente sospesa tra mare e montagna, non finisce mai di offrire luoghi da scoprire, ma anche eccellenze enogastronomiche basate su frutti della terra che hanno pochi eguali per qualità e genuinità. Tra queste il Moscatello di Castiglione a Casauria, uno dei vitigni più rari e preziosi della regione, oggi al centro di un rinnovato interesse grazie a progetti di recupero e valorizzazione. Si tratta di un’uva autoctona a bacca bianca, caratterizzata da un profilo aromatico intenso con note floreali e fruttate, adatta sia a vini in purezza sia a blend eleganti e complessi. Storicamente diffuso nelle aree collinari tra Maiella, Gran Sasso e costa adriatica, il vitigno ha rischiato l’estinzione a causa della diffusione di varietà più produttive. Il suo recupero, sostenuto da ricerca e iniziative private, ha portato all’iscrizione nel Registro Nazionale delle varietà di vite, rendendolo simbolo della tutela della biodiversità.

Oggi, l’80% delle uve di questo vitigno raccolte in Abruzzo è frutto del lavoro dell’azienda Secolo IX, che vanta 22 ettari di vigneto su un terreno fortemente argilloso. Un terreno che, trattenendo l’acqua, facilita l’accumulo di zuccheri in piena estate, aiutando il naturale sviluppo dei grappoli e il loro appassimento per ottenere tra gli altri un Moscatello Passito di qualità stellare. La cantina è situata in una valle circondata dai monti Morrone e Majella, lungo il corso del fiume Aterno-Pescara e sempre raggiunta da venti che vengono dal mare e dalle montagne rinfrescando e asciugando le uve che, di giorno, sono riscaldate dal sole. Uve che vengono raccolte a mano, le bianche di notte con temperature più fresche. Dopo la torchiatura dei grappoli il mosto viene lasciato decantare per 48/72 ore a bassa temperatura e poi avviato alla fermentazione alcolica a 16° con lieviti selezionati. Dopo la fermentazione alcolica, l’affinamento dei bianchi avviene in acciaio per 6 mesi mentre per il Passito l’affinamento avviene per una parte in acciaio e per una parte in barrique per 36/48 mesi in funzione dell’annata.

La cantina offre una varietà straordinaria di vini, tutti caratterizzati da morbidezza e grande bevibilità: Colline Pescaresi IGT Moscatello Passito, Terre d’Abruzzo IGT Fonte Fiorita, Terre d’Abruzzo IGT, Moscatello Fonte Grotta (il preferito di chi scrive) , Vino Spumante Dolce Fonte, Colline Pescaresi IGT Pecorino Tre Massi, Colline Pescaresi IGT Pecorino Vento di Colle, Cerasuolo d’Abruzzo DOC Fonte Fiorita, Montepulciano d’Abruzzo DOC Fioravante, Montepulciano d’Abruzzo DOC.

Una produzione e un lavoro che ne è alla radice che si legano fortemente alla tradizione e al sapere antico dei contadini di una volta: «Mio nonno era un contadino – racconta il titolare di Secolo IX, Fioravante Allegrino – aveva due ettari di vigne e quattro vacche. Con questo è riuscito a portare avanti la sua vita e la sua famiglia, con due parentesi all’estero – due anni in Argentina e due in Germania. Ricordo ancora un gesto che dice molto del suo rapporto con la terra. Quando si mangiava il pomodoro, soprattutto crudo in insalata, non lo raccoglieva prima. Aspettava che tutta la famiglia fosse seduta a tavola, poi si alzava, andava nell’orto, prendeva il pomodoro e lo portava in casa. Mia nonna lo preparava immediatamente. Diceva che anche solo un’ora faceva la differenza: altrimenti non era più lo stesso pomodoro. Era un uomo senza istruzione, ma con una conoscenza profonda, costruita giorno dopo giorno, tramandata dalla tradizione. Certo, oggi abbiamo studi, esperienze, competenze più strutturate, ma mio nonno aveva imparato tutto direttamente in campagna. L’origine dell’azienda è una storia più complessa, ma il legame con mio nonno è fondamentale. Io ho acquisito questa realtà nel 2017: vengo da altri settori, soprattutto legati al caffè e alla distribuzione automatica. Però la passione per l’Abruzzo e per l’agricoltura mi viene proprio da lui, da mio nonno materno, che era di Ortona”.

“Negli anni Settanta, con la riorganizzazione del sistema viticolo in Italia, il Moscato – o meglio il Moscatello d’Abruzzo – fu eliminato dalle varietà coltivabili. Mio nonno aveva un ettaro coltivato a Moscato e fu costretto a estirparlo per piantare Trebbiano. Ma in quella vigna lasciò due filari al centro. Lui era un uomo molto ligio alle regole, ma in quel caso fece un’eccezione: li nascose tra i filari del Trebbiano. Diceva che almeno a Pasqua e a Natale la famiglia doveva poter bere il vino migliore che riuscivano a produrre. Da quei due filari nasce, in un certo senso, anche il nostro percorso”, racconta Allegrino.

Un lavoro e una produzione che sono dunque fortemente legati alla terra che li circonda, una delle zone più belle d’Italia, con al centro il Parco Nazionale d’Abruzzo e dei Monti della Laga e i maestosi massicci del Gran Sasso e della Maiella. E non mancano tesori artistici e storici come l’Abbazia di San Clemente (con il suo antico rapporto proprio con il Moscatello), i borghi suggestivi di Santo Stefano di Sessanio e Castiglione a Casauria. Lungo le strade si incontrano camminatori, ciclisti, motociclisti. Una delle destinazioni preferite è naturalmente Campo Imperatore, dove la neve resta fino a maggio (e sulle vertiginose vette attorno ce n’è in abbondanza) e dove si può sostare per il pranzo al Rifugio di Lago Racollo (dal nome del laghetto che si trova a pochi metri dal rifugio), dove il piatto forte sono naturalmente gli arrosticini. Oppure si può esplorare in canoa il fiume Tirino, considerato “il più pulito d’Italia”, grazie alle risorgive che lo alimentano: un percorso facile, anche per inesperti totali, che consente di vedere uno spettacolo naturale magnifico, tra piante d’ogni tipo che circondano il corso d’acqua e uccelli come germani reali, gallinelle d’acqua, folaghe, aironi cinerini, merli. Molti di loro intenti a tuffarsi o a fare nidi tra canneti e radici a pelo d’acqua. Per le escursioni basta rivolgersi al centro In canoa sul Tirino, e affidarsi alle loro esperte guide. Una buona base di partenza per esplorare la zona può essere il resort Regis a Turrivalignani, che offre anche un notevole centro benessere.

Ma l’Abruzzo è – lo dicevamo – anche terra di gastronomia d’eccellenza: alla tenuta Secolo IX, accanto al vino, l’ospitalità è stata anche nel segno della cucina locale: formaggi e affettati, naturalmente, ma anche le tradizionali ferratelle, cotte con una doppia piastra arroventata sul fuoco (oggi con una doppia piastra elettrica), che stringendo la pasta sopra e sotto, dà al dolce la forma caratteristica di cialda con vari disegni, la pizza scima (fatta senza lievito, con abbondanza di olio d’oliva), o la virtù, piatto di pasta mista, legumi, verdure e carni varie storicamente creato con tutto quel che rimaneva nella dispensa il Primo Maggio. A Castiglione, l’associazione Interpromium, che lavora per valorizzare il territorio del casaurense, ha proposto invece lo sdijuno, ovvero quei piatti che le massaie portavano ai contadini per la pausa nel lavoro nei campi a metà mattina: pizza e foje (pizzetta di mais cotta sotto il coppo, coperchio di ferro da mettere sul fuoco), cipolle, peperoni, patate, olive, cicoria e altre verdure della zona. Se poi si avverte il desiderio di pesce e frutti di mare, dopo una dieta ricca di carni, ci si può spingere sulla vicina costa: a Francavilla, il ristorante Vittoria Beach offre una cucina raffinata (eccellenti gli antipasti freddi, nonché il primo di spaghettoni e frutti di mare con il sugo al ferfellone (parente abruzzese del peperone crusco lucano).


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