
A 2.900 metri di altitudine, il paesaggio è mozzafiato: la nera lava si mescola col candore della neve, ancora abbondante nel mese di maggio (il 2026 ha conosciuto nevicate molto intense); l’Etna non risparmia certo immagini forti. Quassù si può arrivare con pullman 4X4 dalle ruote gigantesche, che sobbalzano sui sentieri lavici, passando accanto a diversi crateri (ci sono 300 tra coni e fratture eruttive), e a Piano Provenzana si intravvede anche un edificio travolto dalla lava, per ricordarci che questo non è un luogo dove la terra ha trovato pace. Sul percorso si incontrano anche escursionisti a cavallo, che spuntano da dietro a una nera collina lavica.


Ma un mezzo a motore non è l’unico modo per conoscere questa incredibile meraviglia della Natura, che si innalza fino a 3.403 metri. Si può farlo lentamente, seguendo il sinuoso corpo della montagna, pedalando tra tornanti, colate laviche, boschi e vecchie ferrovie dismesse. Perché l’Etna — o meglio, al femminile, “a’ Muntagna”, come la chiamano i siciliani, che poi è lo stesso nome con il quale i campani chiamano il Vesuvio — è tanto minaccioso, austero quanto irresistibile. Proprio perché è vivo: talmente vivo che ancora nel 2002-2003 ci furono eruzioni particolarmente lunghe e potenti, che provocarono una pioggia di cenere che oscurò i cieli della Sicilia orientale e costrinse alla chiusura per diversi giorni l’aeroporto di Catania. Le colate distrussero completamente gli impianti sciistici di risalita, i negozi di souvenir e parte delle strutture ricettive di Piano Provenzana a Linguaglossa. Sul versante sud, la lava danneggiò le strutture nei pressi del Rifugio Sapienza e travolse l’edificio del vicino Osservatorio Vulcanologico.

Per conoscerlo in e-bike (per chi se la sente ed è allenato anche in bici a pedalata non assistita), si possono seguire alcuni degli itinerari più suggestivi che si sviluppano lungo le sue pendici. Per esempio quello che collega Milo, Sant’Alfio, Linguaglossa e Castiglione: un percorso adatto anche a ciclisti poco esperti, ma che comunque conviene fare con una guida attenta (ci sono molte agenzie che offrono questo servizio), che sappia non solo prestare assistenza se si è in difficoltà, ma anche raccontare i luoghi, per chi sia interessato anche a conoscere la storia, la natura, le caratteristiche dei paesi che si attraversano e non solo all’aspetto atletico. Questo percorso trova il suo culmine in una pista ciclabile costruita sul tratto di una vecchia ferrovia, ma oggi completamente abbandonata. Il paesaggio attorno – siamo nella valle dell’Alcantara – è splendido, ma quel tratto ha dei passaggi rischiosi: come delle gallerie senza luce (portarsi una torcia o avere luci potenti sulle bici è necessario), dove a terra sono finite pietre e calcinacci, nonché pozze d’acqua ed erbacce che invadono il percorso, spesso dissestato. Non è consigliabile a chi non si senta particolarmente avventuroso e senza conoscerne in anticipo gli ostacoli. L’intero percorso si snoda per circa trenta chilometri, tra salite costanti e tornanti che in discesa regalano sollievo. Il tragitto attraversa boschi, paesaggi lunari e colate nere che sembrano ancora calde. Ma anche paesi come Sant’Alfio, che ha una suggestiva chiesa dedicata a Sant’Alfio, Cirino e Filadelfo realizzata in pietra lavica.



I percorsi – più impegnativi di quello appena descritto, con dislivelli maggiori – possono anche portare ai Crateri Silvestri (visita a pagamento: 5 euro), ma qui la magia del paesaggio etneo si interrompe: pullman, quad, automobili e folle di visitatori da ogni parte del mondo ricordano che l’overtourism non riguarda solo le città d’arte.
Molto diversa, invece, l’atmosfera lungo il versante sud-sudest, andando da Zafferana a Piano Provenzana. Qui il turismo appare meno invasivo e il paesaggio mantiene una dimensione più suggestiva e intatta. Dal termine del percorso partono anche i mezzi speciali che accompagnano i visitatori verso le quote più alte poco prima dei crateri sommitali. Si passa ad esempio la splendida Valle del Bove, dove la lava ha ricoperto e ridisegnato il paesaggio. Il numero di punti panoramici è notevole, per la gioia di chi ama la fotografia. Un altro tipo di esperienza, più comoda, è invece quella che offre la Funivia dell’Etna, che parte dal Rifugio Sapienza, a circa 1.900 metri di altitudine, e porta a 2.500 metri da dove poi, volendo, si prosegue a piedi o con mezzi 4X4.

Ma l’Etna non è solo un luogo da visitare, è anche una terra che produce una straordinaria gastronomia e vini unici. A Castiglione, ad esempio, ci sono le Cantine Russo, che dal 1860 producono eccellenti Vini dell’Etna Doc, sulla base di uve come Carricante, Cataratto, Nerello. Oppure – se si è alla ricerca di olii locali – si può raggiungere Nicolosi, sul versate sud della montagna, dove c’è l’azienda Serafica (che produce anche vini) che ha i suoi uliveti tra la stessa Nicolosi, Ragalna e Santa Maria di Licodia, con olive che vengono raccolte anche a mille metri di altitudine.


E naturalmente ristoranti dove gustare specialità locali, nelle quali grande protagonista è il Pistacchio di Bronte. Ad esempio Pudamuri a Nicolosi, con il suo menu di ricette tradizionali rivisitate, una cantina fornita di vini locali e un ottimo servizio. Oppure La dispensa dell’Etna a Castiglione, che si affaccia sulla bella piazza Sant’Antonio, al centro del paese, che è stato anche protagonista di una puntata di 4 ristoranti, il popolare programma tv di Alessandro Borghese.

Insomma l’Etna è una destinazione imperdibile, a prescindere dal modo che si sceglie per esplorarlo. Quel che è certo è che è impossibile restare immuni al suo fascino.
Per le avventure in e-bike ci sono numerose agenzie, ne citiamo alcune: Etna Bike Tours; Into Etna – Bike & Hike experience; Eco Etna Adventure; Etna Unlimited .
Per raggiungere i 2.900 metri e oltre (per le vette bisogna proseguire a piedi): https://www.etnaest.com/, https://avventuravulcani.com/ che possono, su richiesta anche offrire degustazioni di vini “in quota”.

