Il 23 a New Conversations – Vicenza Jazz

Di Patrizio Nissirio

Si chiama “ANDA – Canzoni di fuga e meraviglia” ed è il progetto che Flo e Enrico Zanisi presentano il 23 maggio nell’ambito di New Conversations – Vicenza Jazz, in programma dal 15 al 25 maggio: 10 intensissime giornate di programmazione con concerti ed eventi speciali fra il Teatro Olimpico – il teatro coperto più antico al mondo, inserito dall’UNESCO tra i beni patrimonio mondiale dell’umanità – e altri luoghi della città.

Un incontro di musiche diverse


Anda è un viaggio musicale lungo le linee direttrici del cammino, della fuga, della scoperta, dove la musica migrante del sud del mondo e della canzone d’autore di esuli e camminanti si incrociano e si incontrano scambiandosi suoni e umori. Un concerto in cui musica e parole raccontano storie di viaggi: quella dell’illustre immigrato Carlos Gardel, padre del tango argentino, o quella del Lusitania, il transatlantico più grande e veloce del mondo. Momenti evocativi come il canto sefardita dei popoli erranti si affiancano a vivaci incursioni nel repertorio moderno, sotto il segno dell’incontro e della contaminazione di stili e linguaggi.
Cantautrice, autrice e attrice di teatro, Flo è un’artista che seduce grazie ad una vocalità viscerale e una scrittura originale e suadente. Instancabile ricercatrice musicale, viaggia alla continua ricerca di storie, tradizioni e contaminazioni. Nel corso della sua carriera ha inciso e condiviso il palco con Stefano Bollani, Tosca, Paolo Fresu, Daniele Sepe, Enrico Rava, Jorge Hernandez, Luca Aquino, Elena Ledda, Paolo Angeli e Peppe Servillo. Enrico Zanisi è uno dei pianisti italiani più rappresentativi della sua generazione.
MondoeMediterraneo li ha intervistati.

Flo

L’intervista

Anda attraversa tango porteño, canti sefarditi, musiche etniche di tutto il mondo e canzoni d’autore moderne. Quali criteri avete seguito per tessere questo viaggio sonoro, e c’è un brano particolarmente rappresentativo dell’incontro fra culture?
“Abbiamo seguito il semplice, ma per nulla scontato, criterio emotivo, senza pensare a cosa ‘funziona’, cosa è più ‘spendibile’, scegliendo la musica che ci piace e che ci emoziona. Senza pensare troppo a generi e etichette, tuttavia ci piaceva l’idea di pescare dal mare magnum della musica dei popoli, qualche capolavoro dimenticato e provare con la nostra interpretazione a dargli una luce rinnovata.
Come è accaduto, per esempio, con Fel shara, un canto popolare molto semplice di tradizione sefardita, che mescola francese, italiano, inglese, spagnolo, rileggendolo in una chiave jazzistica, più lieve e raffinata e che è diventato senza dubbio il brano più rappresentativo del nostro concerto”.

Il sottotitolo recita “Canzoni di fuga e meraviglia”. Cosa intendete con ‘fuga’—è fuga intesa come esilio, movimento, o liberazione? E come si abbina all’idea di ‘meraviglia’ nella scelta dei brani?
“La fuga in questo concerto è tutte queste cose. Il viaggio verso Buenos Aires di una ragazza madre, che porta in grembo Carlos Gardel; l’esilio del poeta cantautore Atahualpa Yupanqui; è la musica del più imprevedibile tra gli esploratori della nostra musica, Lucio Dalla. L’idea ci è venuta leggendo Elogio della fuga di Henri Laborit. La sua idea di fuga, movimento, capacità di cambiare rotta in mezzo alla tempesta come possibilità di scoprire rive sconosciute e forse meravigliose ci sembrava un buon porto da cui salpare”.

Enrico Zanisi

Flo viene dalla prosa e dalla canzone d’autore, mentre Enrico Zanisi ha un solido background classico e jazz. Come è nato il vostro dialogo artistico, e quali sfide tecniche o espressive avete affrontato nel fondere questi mondi?
Flo: “Dialogare con Enrico è stato assolutamente naturale. I nostri mondi musicali, quello del jazz e della world, apparentemente distanti, hanno in comune la tendenza a contaminarsi. Sono per loro stessa natura forme inclusive e aperte.
Allo stesso modo noi, che siamo due persone estremamente diverse, abbiamo in comune la curiosità e la voglia di porsi obiettivi sfidanti e stimolanti”.
Enrico: “Nonostante il divario apparente tra le nostre esperienze musicali, la comunicazione musicale tra noi è stata evidente fin dalla prima prova, tale da aiutarci a superare qualsiasi eventuale scoglio tecnico-espressivo; avendo arrangiato, modificato, reso nostri i brani del repertorio, abbiamo dovuto conoscerci meglio, parlare tanto e provare molto, ma il tutto è sempre stato percepito come una comunione di intenti più che come un ostacolo da superare”.

Il concerto si svolge in uno spazio non convenzionale come il Cimitero Maggiore di Vicenza e un’ora insolita, le 23.59. In che modo questa ambientazione influisce sull’atmosfera di Anda e sul coinvolgimento del pubblico?
“I palchi non convenzionali arricchiscono sempre le performance perché hanno una propria voce e una propria storia e chi sta sul palco non la può ignorare. Anzi, provare a viversi uno spazio, ascoltare e tradurre in interpretazione le sensazioni che questo ti rimanda deve far parte del lavoro di ogni artista. Ci lasceremo sorprendere dall’atmosfera del Cimitero Maggiore e cercheremo di restituire al pubblico che verrà ad ascoltarci qualcosa di speciale. Non vediamo l’ora!”

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