
Dal 22 al 27 giugno 2026 Bagheria torna a trasformarsi nella capitale del cinema insulare con la seconda edizione del Baarìa Film Festival (BAAFF), l’unico festival italiano interamente dedicato alle opere che raccontano le isole come luoghi fisici, culturali e simbolici. Un appuntamento che, dopo il successo della prima edizione, conferma la propria vocazione internazionale proponendo film provenienti da ogni angolo del pianeta, incontri con registi e attori, masterclass e momenti di confronto dedicati a uno dei temi più affascinanti della contemporaneità: l’insularità come identità, memoria e possibilità di futuro.
Organizzato dall’Associazione Culturale Kinema con il sostegno del Comune di Bagheria, il festival è diretto da Vanessa Tonnini e Andrea Di Quarto, ideatore del progetto. Il cuore della manifestazione sarà ancora una volta Bagheria, città che ha dato i natali a figure fondamentali della cultura italiana come Giuseppe Tornatore, Renato Guttuso, Ferdinando Scianna e Ignazio Buttitta.
L’idea che anima il BAAFF è semplice e potente: osservare il mondo attraverso le isole. Non soltanto territori geografici, ma microcosmi culturali capaci di raccontare questioni universali come l’appartenenza, la migrazione, la memoria, il rapporto con le radici e il desiderio di cambiamento.
Le giornate del festival si articoleranno tra le proiezioni pomeridiane al Cinema Capitol, gli incontri e le masterclass ospitati a Palazzo Butera e le serate all’aperto nella suggestiva cornice di Villa Cattolica, sede del Museo Guttuso.
Le serate speciali: famiglia, radici e ricerca di sé

Il filo conduttore delle serate speciali sarà il tema dei legami familiari e delle origini, raccontato attraverso opere che indagano il rapporto tra passato e futuro, appartenenza e libertà.
Ad aprire il festival, il 22 giugno al Cinema Capitol, sarà “Avemmaria”, esordio alla regia dell’attore napoletano Fortunato Cerlino, celebre per il ruolo di Don Pietro Savastano in Gomorra. Tratto dal suo romanzo Se vuoi vivere felice, il film racconta la storia del piccolo Felice, bambino della periferia napoletana degli anni Ottanta che sogna di sfuggire a un destino già scritto grazie alla forza dell’immaginazione e ai racconti delle imprese spaziali di Neil Armstrong. Un’opera che, come ha spiegato lo stesso regista, parla della possibilità di “vedere una via d’uscita dall’inferno”.
Il 23 giugno sarà la volta di Pupi Avati, rappresentato da “Nel tepore del ballo”, che verrà presentato a Villa Cattolica da Massimo Ghini, protagonista della pellicola. Il film racconta la parabola di un celebre conduttore televisivo travolto da uno scandalo che lo costringe a fare i conti con il proprio passato e con le proprie radici. Una riflessione intensa sul fallimento, sul rimpianto e sulla possibilità di rinascere.

Il 24 giugno il festival celebrerà uno dei film più importanti del cinema italiano contemporaneo, “Indivisibili” di Edoardo De Angelis, nel decennale della sua uscita. Presentato dal regista stesso, il film racconta la storia delle gemelle siamesi Viola e Dasy e la loro ricerca di una libertà possibile. Un’opera pluripremiata che continua a interrogare il pubblico sui temi dell’identità e dell’emancipazione.

Il concorso internazionale: le isole del mondo sul grande schermo
La sezione competitiva “Maree”, dedicata ai lungometraggi, porterà a Bagheria opere provenienti da diversi contesti geografici e culturali.
Tra i titoli più attesi c’è “Pheasant Island” del regista basco Asier Urbieta, in programma il 25 giugno. Ambientato sull’Isola dei Fagiani, minuscolo territorio conteso tra Francia e Spagna, il film affronta il dramma delle migrazioni contemporanee attraverso la vicenda di un giovane migrante coinvolto in una drammatica caccia all’uomo.
Il 26 giugno sarà invece presentato “Sukkwan Island” di Vladimir de Fontenay, adattamento dell’omonimo romanzo di David Vann. Ambientato tra i fiordi norvegesi, il film racconta il difficile rapporto tra un padre e un figlio tredicenne costretti a confrontarsi con una natura tanto affascinante quanto ostile.

Tra le anticipazioni figura anche “Blue Heron” della regista canadese-ungherese Sophy Romvari, premiato a Locarno e presentato al Toronto International Film Festival. Il film, ambientato sull’isola di Vancouver alla fine degli anni Novanta, racconta la crisi di una famiglia attraverso lo sguardo della giovane Sasha.

Grande curiosità anche per “Kidnapping Inc.”, opera prima del regista haitiano Bruno Mourral, presentata al Sundance e candidata agli Oscar per Haiti. Una crime-comedy che utilizza il linguaggio del thriller per raccontare con ironia e profondità la difficile realtà haitiana tra rapimenti, corruzione e resilienza quotidiana.

Ospiti e giurie
Il festival ospiterà numerosi protagonisti del cinema italiano e internazionale. Tra gli ospiti già annunciati figurano Fortunato Cerlino, Massimo Ghini, Edoardo De Angelis, Asier Urbieta e Vladimir de Fontenay.
A presiedere la giuria del concorso internazionale lungometraggi sarà Claudia Gerini, affiancata dal regista Mimmo Calopresti, dall’attore Dino Abbrescia e dall’attrice Maria Vera Ratti.




La giuria dedicata ai cortometraggi vedrà invece la partecipazione di Susy Laude, del linguista Francesco Lo Piparo, dell’attore bagherese Orio Scaduto e della documentarista Francesca La Mantia.
Accanto alla giuria professionale sarà presente anche una giuria popolare composta dagli studenti delle scuole superiori di Bagheria, a testimonianza della volontà del festival di coinvolgere attivamente le nuove generazioni.
Bagheria, isola nell’isola
Più che un semplice festival cinematografico, il BAAFF si propone come un laboratorio culturale dedicato al dialogo tra popoli e territori. In un Mediterraneo che continua a essere luogo di incontri, scambi e trasformazioni, il cinema diventa lo strumento per raccontare le molteplici identità delle isole e, attraverso di esse, comprendere meglio il nostro tempo.
Per sei giorni Bagheria si trasformerà così in un crocevia di storie provenienti da Haiti, Norvegia, Paesi Baschi, Canada, Sicilia e da tante altre realtà insulari del pianeta, confermando la propria vocazione a essere un ponte culturale nel cuore del Mediterraneo.