
Il MedFilm Festival 2025 si apre con “Calle Málaga”, opera intensa diretta da Maryam Touzani. Un viaggio intimo nella memoria familiare e nella storia condivisa del Mediterraneo, tra Tangeri, la Spagna e la nostalgia di un mondo in dissolvenza. Abbiamo incontrato Touzani, che per la terza volta ha un suo film al festival romano, giunto alla sua 31.ma edizione. Ci racconta come il dolore personale, la lingua e l’eredità culturale abbiano dato forma a un film che parla di identità, appartenenza e rinascita.
«Ho cominciato a scrivere Calle Málaga dopo la morte improvvisa di mia madre», spiega a MondoeMediterraneo la regista di Adam e Il caftano blu. «Eravamo visceralmente legate, e da un momento all’altro la sua assenza mi ha travolta. Da quel dolore è nato tutto. Scrivo sempre “da dentro”, ma non avrei mai immaginato che un mio film potesse nascere da una ferita così profonda.»
La madre della regista parlava spagnolo: la famiglia materna apparteneva infatti alla comunità spagnola di Tangeri. «Sono cresciuta in una casa dove si parlavano due lingue, l’arabo e lo spagnolo, e dove si cucinavano piatti spagnoli: quelli che poi si vedono anche nel film. Mia nonna era arrivata a Tangeri giovanissima, si era sposata due volte — prima con uno spagnolo, poi con mio nonno marocchino — e tutta la famiglia viveva nello stesso quartiere. Dopo la morte di mia madre sono tornata a cercare l’appartamento dove era nata. È stato come chiudere un cerchio.»
Il film, selezionato per rappresentare il Marocco agli Oscar e di cui è co-sceneggiatore il marito di Touzani, Nabil Ayouch, è stato girato in luoghi reali, scelta che per la regista è imprescindibile: «Amo le ambientazioni autentiche. Questo film è nato dal dolore e dal bisogno inconscio di tornare ai miei ricordi per mantenerli vivi. Credo che il cinema serva anche a questo: a rendere le cose eterne. Continuavo a parlare con mia madre in spagnolo, e così il film è diventato naturalmente spagnolo.»
Nel processo di scrittura, i ricordi personali si sono intrecciati con quelli della città: «La mia infanzia, mia madre, mia nonna, Tangeri… tutto è tornato insieme. Quando scrivo, non so mai dove sto andando: seguo i miei personaggi, vivo con loro. Con Mariana, la protagonista, andavo a dormire, ridevo, piangevo. Scrivere per me è necessario come respirare: è un modo per dare forma a ciò che sento dentro.»
Carmen Maura, un’interpretazione perfetta

Una delle forze del film è l’interpretazione di Carmen Maura. «Non avevo scritto il ruolo pensando a lei», confessa la regista. «Ma quando ha letto la sceneggiatura se n’è innamorata. È una donna energica, ribelle, ironica e profonda: la sua personalità rispecchiava perfettamente quella di Mariana. Quando ci siamo incontrate, ho sentito che il personaggio che avevo immaginato era già dentro di lei.» L’attrice diventata una star internazionale con i film di Pedro Almodovar non conosceva la storia della comunità spagnola di Tangeri e l’ha scoperta grazie al film. «In Spagna pochi sanno che quella comunità è esistita. Soprattutto i giovani non ne hanno idea. Carmen si è lasciata attraversare da questo mondo e nei suoi occhi c’è tutto: la bambina birichina, la donna seducente, la signora di oggi con la sua bellezza e le sue rughe. È questo che amo nei volti: vedere insieme tutte le età di una persona.»
Una memoria che resiste
Nel film, la regista racconta una comunità quasi scomparsa. «Ho visto la comunità spagnola di Tangeri svanire poco a poco. Gli anziani morivano, i figli si trasferivano in Spagna, ma molti genitori rifiutavano di lasciare la città. Alcune amiche di mia nonna finirono in una casa di riposo perché troppo anziane per vivere da sole, ma non vollero mai andarsene. Volevano restare a Tangeri fino all’ultimo e farsi seppellire lì, nel cimitero che si vede nel film — dove riposa anche mia nonna.»
Il cimitero è una presenza simbolica e reale: «È un luogo dimenticato, con tombe rotte, spesso aperte. Non ho voluto mostrare tutto per rispetto, ma mi spezza il cuore. Amo i cimiteri: in ogni città mi piace camminarci, sentire la pace che emanano. Nel film, Mariana è in pace con la vita e con la morte. Oggi invece abbiamo paura della vecchiaia e della fine, cerchiamo di nasconderle. Ma finché siamo in pace con esse, non dobbiamo temerle.»
Un Mediterraneo condiviso

Calle Málaga apre il MedFilm Festival, che per Touzani «è più che mai necessario». «E’ un festival che difende la diversità culturale, una ricchezza che stiamo perdendo. Il film parla proprio di questo: del valore della differenza, della convivenza, di quella mescolanza che un tempo era naturale nel Mediterraneo. A Tangeri, le famiglie scambiavano ricette e tradizioni — ebraiche, musulmane, cristiane. Tutti vivevano insieme, senza problemi.»
«Con questo film volevo interrogarmi sull’identità», spiega. «Per me, mia nonna non è mai stata un’“estranea”, anche se era spagnola. Era profondamente parte di Tangeri. Si può essere molte cose insieme. Oggi, invece, ci si sente costretti a scegliere una sola appartenenza, una sola etichetta. Ma è una battaglia persa. Siamo il risultato dei luoghi in cui viviamo, delle lingue che parliamo, delle esperienze che attraversiamo. Questa è la nostra vera ricchezza.»
«Viviamo tempi spaventosi, pieni di muri e divisioni. Ma festival come questo, film come Calle Málaga, servono a ricordarci che il mondo è fatto di intrecci, di contaminazioni, di umanità condivisa. Io continuo a credere in questo, e a raccontarlo.», conclude.
Il 31.mo MedFilm Festival

Il MedFilm Festival, il festival del cinema del Mediterraneo, la più longeva manifestazione cinematografica della città di Roma, unico evento italiano dedicato alle cinematografie euro-mediterranee e mediorientali, inizia stasera: se l’anno scorso il MedFilm, fondato e diretto da Ginella Vocca, ha festeggiato l’edizione numero 30 con uno sguardo che ha riavvolto il percorso compiuto dal 1995 ad oggi, la 31° edizione rilancia, in modo ancora più convinto, l’idea di un festival che sappia abbracciare le sponde e le culture del Grande Mare, cui fanno capo le “rotte culturali” del Mediterraneo, una piattaforma di incontro, conoscenza, scambio e sviluppo industriale per il Cinema.
Dal 6 al 16 novembre i film e gli eventi del MedFilm animeranno cinema e musei della Capitale, dal concorso cinematografico ai meeting industry, dalle retrospettive storiche ai focus tematici, dagli eventi letterari alle masterclass universitarie, agli incontri in carcere con i detenuti, per poi portare l’orizzonte mediterraneo anche in provincia, a Zagarolo, Riano, Sacrofano e Bracciano.
83 i titoli in programma in anteprima nazionale, internazionale e assoluta che competeranno nelle diverse categorie, in rappresentanza di 33 paesi. 50 gli ospiti che accompagneranno i film e che avranno modo di incontrare la stampa e il pubblico in occasione delle proiezioni, come numerosi gli operatori che prenderanno parte alle tre sezioni (MedWips, MedPitching e MedTalents) dei MedMeetings, l’evento industry del festival giunto alla sua 9° edizione.
Il tema di quest’anno è “Hope”, “Speranza”, intesa come spinta vitale e attiva, verso un futuro di pace. MondoeMediterraneo è media partner dell’edizione 2025.