‘La guerra di allora parla anche a quella di oggi’

Di fronte a una lapide, la luce tremolante di un vecchio filmato d’archivio si sovrappone a un nome inciso nella pietra, mentre immagini, volti, sguardi, si stendono su una scala, un casolare abbandonato, il muro di un borgo di montagna abruzzese. È l’immagine di un soldato indiano, giovane, in uniforme, forse inconsapevole della portata storica del momento in cui è stato immortalato. È in questa intersezione tra immagine, silenzio e memoria che si colloca il lavoro dell’artista Annu Palakunnathu Matthew, in mostra a Tagliacozzo fino al 21 settembre 2025 con la personale Storie nascoste. Gli italiani d’Abruzzo e i soldati indiani nella Seconda guerra mondiale, all’interno della rassegna Contemporanea 25 – Archivi della memoria sospesa, ospitata nelle scuderie del Palazzo Ducale Orsini-Colonna.
Matthew, artista indo-americana da anni impegnata nella riflessione sul passato coloniale e post-coloniale dell’India, ha dedicato gli ultimi cinque anni alla ricerca delle tracce — quasi invisibili — lasciate in Europa da oltre due milioni e mezzo di soldati indiani che combatterono per l’esercito britannico durante la Seconda Guerra Mondiale. Un frammento di storia spesso rimosso, non solo dalla memoria collettiva europea, ma anche da quella indiana.

«Molti non sanno che i soldati indiani combatterono in Italia, nella campagna contro i nazifascisti, e in particolare nella Battaglia di Montecassino, un passaggio cruciale per la vittoria alleata», racconta l’artista. «Quando ho trovato i filmati originali all’Imperial War Museum di Londra, ho capito che dovevo fare qualcosa. Ho lavorato per digitalizzarli, rimontarli e restituirli alla luce, proiettandoli direttamente sulle lapidi dei cimiteri militari italiani dove quei soldati sono sepolti». L’artista ha realizzato proiezioni site-specific in cimiteri come quelli di Cassino e Forlì, con immagini che rivelano — o meglio, risvegliano — una presenza silenziosa ma significativa nella geografia della memoria europea. Le proiezioni, visivamente effimere ma cariche di simbolismo, diventano un modo per riportare i corpi e i volti nella narrazione storica.
In mostra a Tagliacozzo, queste immagini si ampliano, invadono altri spazi del territorio abruzzese, diventano echi della memoria in un percorso arricchito da video con le voci raccolte sia da discendenti dei soldati indiani che da famiglie abruzzesi che li conobbero, nascosti o rifugiati durante la guerra. Il tutto si completa con una vasca di riflessione, installata come invito a meditare su quanto visto e ascoltato.

Il progetto ha avuto anche un’origine personale e imprevista. «Durante il mio lavoro di ricerca, mi ha contattata Alessio De Stefano, un giovane storico di Tagliacozzo che aveva fondato una biblioteca per preservare la memoria della sua comunità. Abbiamo unito le forze: da un lato la mia raccolta di immagini e racconti familiari dall’India, dall’altro le storie italiane di accoglienza e resistenza. È nato un mosaico fatto di memorie intrecciate, che si è ampliato man mano che le persone ci raccontavano ciò che ricordavano».
Non è la prima volta che Matthew lavora su temi legati alla memoria storica. In passato si è occupata della partizione dell’India e del Pakistan, raccogliendo le testimonianze degli ultimi sopravvissuti a quell’evento. Anche lì, la fotografia — mezzo che ha scoperto per caso, iniziano come studentessa di matematica in India — si è rivelata uno strumento di indagine e di cura.
«Durante un corso di fisica sono stata introdotta alla fotografia: luce, lente, esposizione… tutto mi ha affascinata. Mi sono trasferita negli Stati Uniti per studiarla e non ho mai smesso. La fotografia mi permette di rendere visibili le storie che rischiano di sparire».
La scelta di portare questo lavoro a Tagliacozzo, in Abruzzo, ha un significato profondo. «Molti dei soldati erano internati in un campo nei pressi di Avezzano, e alcune famiglie locali li aiutarono, li protessero. La mostra in questo luogo è, per me, un ritorno simbolico. È importante che la memoria torni nei luoghi dove tutto è avvenuto».

Curata da Cesare Biasini Selvaggi e Maria Teresa Capacchione, la mostra si inserisce perfettamente nel tema di quest’anno della rassegna Contemporanea: Archivi della memoria sospesa. Un concetto che si adatta bene all’approccio di Matthew, che lavora come un’archeologa visiva per far emergere ciò che è stato nascosto, ignorato, dimenticato — non solo dalla storia ufficiale, ma anche dalla coscienza pubblica.
«Spero che le persone vengano, ascoltino, si lascino toccare da queste storie», conclude. «La guerra di allora parla anche a quella di oggi. Quando ci troviamo di fronte alla sofferenza altrui, cosa scegliamo di fare? Siamo capaci di compassione? Di umanità? È da questo che dipende il futuro della nostra memoria».
“Quando alcuni di questi soldati indiani fuggirono dal campo di Avezzano, gli abitanti della zona li nascosero in casolari, grotte, e dove si poteva, mentre tutta la popolazione li aiutava con quel poco che aveva – racconta il curatore Cesare Biasini Selvaggi – E va ricordato che se i tedeschi avessero scoperto chi li aiutava, per loro ci sarebbe stata la fucilazione. Erano stranieri che la gente di qui non aveva mai visto, una specie di ufo, eppure rischiarono la vita per aiutarli. E paradossalmente, quando tornarono in India, questi soldati furono bastonati, perché nel frattempo il Paese era diventato indipendente dalla Gran Bretagna, e loro avevano combattuto per gli inglesi”.

SHELTERED: Rifugio
SHELTERED: Hut
2025, fotografia, 81.3 x 121.8 cm
per gentile concessione di Annu Palakunnathu Matthew e sepiaEYE, New York
Contemporanea 2025 comprende anche una mostra delle opere di Concetta Baldassarre, Il ritratto svelato di una vita nell’arte in cui viene riscoperta e raccontata, per la prima volta, la vita e la parabola di Baldassarre (Sulmona, 1924-Roma, 1981), straordinaria artista del secondo Novecento, allieva di Toti Scialoja. Attraverso circa 60 opere tra dipinti, disegni e sorprendenti lavori di arte applicata, questa prima retrospettiva pubblica dedicata all’artista dopo la sua morte, ne ricostruisce la vita e l’opera rimaste a lungo nascoste tra le pieghe del tempo.