
Sebastiano Martini, avvocato parmense con il vizio – e il talento – per la scrittura, torna con un nuovo, ennesimo piccolo gioiello narrativo intitolato ‘Il frastuono del mondo’ (Voland), in cui il ronzio dell’acufene diventa metafora di tutto ciò che ci schiaccia mentre tentiamo di trovare una logica nella vita che facciamo, e in quella che abbiamo già percorso. Ma che spesso rimuoviamo, proprio a causa dell’incessante rumore.
Il protagonista Orlando, personaggio solitario e pensoso, come altri visti nei romanzi di Martini (ad esempio nell’eccellente ‘Il mare delle illusioni’), si imbatte, in quel di Trieste, nella notizia della morte di un vecchio amico, Simone, finito nel dimenticatoio della memoria dopo anni di gioventù e crescita condivisi tra Asti e la Liguria. La cronaca della stampa locale lo trasforma immediatamente in giallo, con i dubbi che oscillano tra suicidio e omicidio, ma a Orlando quel trafiletto sul giornale serve solo ad accendere il filo del ricordo, e il senso di colpa per aver perso completamente il contatto con una persona che era stata inseparabile da lui, dopo un banale incidente stradale. Si mette quindi alla ricerca di quell’esistenza che si era distaccata dalla sua senza una vera ragione, scoprendo ciò che Simone era stato ed era diventato. Con il romanzo che altalena tra presente e passato che torna vivido.

E proprio la ricerca del senso è la cifra narrativa dell’autore e il motore dei suoi protagonisti: Martini lo fa grazie a una lingua che mischia attento realismo – belle e accurate le immagini di Trieste vista da un osservatore esterno – alla delicatezza nel raccontare stati d’animo e sentimenti, smarrimento e determinazione, il tutto sovrastato da una costante malinconia. E da quell’incessante sibilo e ronzio dell’acufene. Martini scrive in maniera piacevolmente essenziale, e porta il lettore per mano dentro la realtà del protagonista, partecipando alla ricerca e entrando nelle pieghe della sua riflessione. Un romanzo forte quanto garbato nei toni, che lascia il segno. Una cura di 120 pagine contro ‘Il frastuono del mondo’ (la frase è una citazione dal testo di Una giornata al mare di Paolo Conte, una passione musicale e poetica di Martini).