In un’epoca dominata dalla musica digitale e dalla velocità del consumo culturale, Theodoros Koumartzis percorre una strada opposta: recupera il suono originario della lira greca antica e lo restituisce al presente come esperienza viva, concreta, profondamente mediterranea. Non si tratta di un esercizio nostalgico o museale, ma di un atto culturale che mette in dialogo passato e contemporaneità. Musicista, performer, ricercatore e divulgatore, Koumartzis, che vive e lavora a Salonicco, è oggi una delle figure più interessanti nel panorama della musica antica, capace di portare uno strumento millenario fuori dai manuali accademici e dentro i festival, i musei, gli spazi culturali europei e del mondo.

“Con la lira eseguo pezzi di musica antica, la uso per suonare melodie greche, ma compongo anche nuovi brani – spiega a MondoeMediterraneo – E’ uno strumento di straordinaria importanza, se ne trovano menzioni in scrittura Lineare B, che precede il greco, testimonianze che risalgono al 2.400 a.C., e c’è una statua di un suonatore di lira, proveniente da Keros nelle Cicladi, conservata a New York, risalente addirittura al 2.600 a.C.”. E’ uno degli strumenti simbolo della civiltà classica: “E’ associata ad Apollo, alla poesia, alla filosofia e all’educazione, nonché alla cura delle malattie. Non è solo uno strumento, è un simbolo; il fatto che ci fosse un dio della musica, Apollo, significa che nell’antica Grecia fosse anche uno strumento pratico, un tempo nel quale la musica diventava strumento di scienza, addirittura essa stessa una scienza”, sottolinea. Per secoli è stata un riferimento più teorico che sonoro. Koumartzis lavora proprio su questo vuoto: ridare voce a uno strumento di cui conosciamo il mito, ma raramente il timbro reale. Attraverso ricostruzioni storicamente informate e una pratica musicale che unisce studio e improvvisazione, Koumartzis fa emergere un suono essenziale, arcaico, capace di evocare spazi rituali e paesaggi sonori del Mediterraneo antico. La sua lira non accompagna solo melodie, ma racconta un’idea di musica come linguaggio universale, precedente alle divisioni culturali moderne.

Un museo che si può ascoltare

Il lavoro di Koumartzis non si limita al palco. È infatti direttore della comunicazione del Seikilo Museum of Ancient Musical Instruments, a Salonicco, uno spazio unico nel suo genere: non un museo tradizionale, ma un luogo dove gli strumenti antichi possono essere toccatI, suonati e compresi attraverso l’esperienza diretta. Qui la musica antica diventa accessibile, non elitaria. Visitatori, studenti e musicisti possono entrare in contatto con strumenti ricostruiti sulla base di fonti archeologiche e iconografiche, restituendo alla musica classica greca la sua dimensione originaria: quella dell’ascolto condiviso.

“Ho cominciato a suonare la lira circa 12 anni fa – racconta – dopo aver studiato sia il piano, sia la chitarra – La lira è stata ricostruita per la prima volta da mio padre, e da allora è iniziato un processo di riscoperta e di ricerca, e poi di creazione artistica”.

Tradizione e musica contemporanea

Koumartzis proviene da una famiglia legata alla liuteria e alla costruzione di strumenti con il marchio Luthieros, un sapere artigianale che rafforza il suo rapporto con la materia sonora. Nei suoi progetti musicali, la lira antica dialoga con voci, percussioni e strumenti di diverse tradizioni mediterranee, creando ponti tra Grecia, Medio Oriente e Europa, spingendosi fino in Asia.

Progetti come Pausis – che intende recuperare suoni del mondo antico e che coinvolge musicisti da ogni parte del mondo – mostrano come la musica antica possa convivere con la sperimentazione contemporanea senza perdere autenticità. La lira diventa così uno strumento politico nel senso più ampio: afferma la continuità culturale del Mediterraneo, al di là dei confini nazionali. “Ma mi dedico specificamente anche a suonare musica greca, utilizzando la lira sia per la musica antica, che per quella contemporanea”, ricorda Koumartzis, che si è esibito in America, Europa e Asia, con l’obiettivo di rendere questo antico strumento parte della world music. Ha inoltre partecipato a dischi e performance di numerosi artisti internazionali. “In Italia ho collaborato con il musicista e archeologo musicale Mirco Mungari, con il sound designer Giorgio Sancristoforo e con Valentina Bellanova, che vive in Germania e suona diversi strumenti a fiato antichi legati all’area mediterranea”. Ha anche tenuto corsi di lira in Piemonte e Sicilia.

Un patrimonio che respira

In un mondo che spesso trasforma la tradizione in folklore o la relega al passato, Theodoros Koumartzis sceglie una terza via: farla respirare. “Non si tratta solo di recuperare un’antica tradizione, ma di rendere la lira uno strumento per tutti e aperto alle contaminazioni con le musiche del mondo. Un suono che dev’essere lento, aperto alla spiritualità, alla meditazione, in contrasto con la velocità della musica di oggi”, sottolinea. La sua musica non ricostruisce dunque un’epoca perduta, ma invita a riflettere su ciò che resta vivo della civiltà mediterranea: il ritmo, l’oralità, il gesto, il suono come forma di conoscenza.


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